125 anni insieme

Tre minuti per mostrare, tramite una serie di immagini, parte della storia che negli ultimi 125 anni, dal 1890, ha attraversato le mura del Circolo Operaio di Magrè (Schio – VI) uno dei Circoli Operai più vecchi di Italia.

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La Storia de

 

Il Circolo Operaio di Magrè

 

1890 - 1906

Scopri la storia del Circolo

 

La società Circolo Operaio di Magrè nasce il 1° giugno 1890 su iniziativa di un gruppo di operai di Magrè (allora comune autonomo, dal 1929 quartiere della città di Schio) nel contesto del processo d’industrializzazione che aveva fatto del territorio scledense il più grande polo tessile italiano.

L’orientamento dei promotori è di carattere laico risorgimentale, in aperto conflitto con l’ambiente clericale locale ed autonomo rispetto alle istituzioni sociali promosse del padronato nella stessa epoca.

Nel 1912 la guida della Società passa in mano ai socialisti, che vi stabiliscono la propria sede.

Gli anni immediatamente successivi sono sconvolti dalla prima guerra mondiale, al termine della quale l’attività sociale riprende con vigore.
Il Circolo, guidato dai socialisti, che conquistano il comune di Magrè nel 1920 e che aderiranno in blocco al PCd’I nel 1921, è un punto di riferimento per le lotte operaie durante il biennio rosso. Si formano in quegli anni al suo interno molti quadri che segneranno la storia del movimento operaio non solo locale.

Tra di essi spiccano:

Pietro Tresso (Blasco) che dal Circolo Operaio partirà per il lavoro sindacale in vari luoghi ‘Italia, fino ad approdare prima al comitato centrale e poi alla segreteria nazionale del PCI. Dal PCI sarà espulso nel 1930 con Leonetti e Ravazzoli dopo il famoso scontro detto della “Svolta”.

Riccardo Walter, processato a Pradamano durante la prima guerra mondiale, vicesindaco di Magrè nel 1920, deputato della Repubblica Italiana dal 1948 al 1958, successivamente Presidente del Circolo Operaio fino al 1972 e Presidente onorario fino alla sua morte (1980).

Domenico Baron, classe 1899, tre anni di confino, primo sindaco della città di Schio liberata dai nazifascisti, punto di riferimento per intere generazioni di democratici dei diversi orientamenti fino alla sua morte (1986).

L’avvento del fascismo interrompe l’attività politico sociale del Circolo Operaio, i fascisti lo trasformano in un loro dopolavoro, vietano l’accesso a quelli che ne erano stati i dirigenti.

Il 29 Aprile 1945 Schio viene liberata dai Partigiani, prima dell’arrivo delle truppe alleate. Il Circolo Operaio di Magrè, sede di un acquartieramento tedesco, è uno dei primi luoghi della città che vengono conquistati dagli insorti.

Dai giorni immediatamente successivi i vecchi soci ne riprendono possesso, da subito torna ad essere sede politica. Vi si insediano le sezioni locali del PCI del PSI e dell’Alleanza Giovanile. Formalmente mantiene lo status Enal.

A partire dal 1948 fino a tutti gli anni ‘50 vive le traversie comuni in quell’epoca a tutte le organizzazioni del movimento operaio.

È luogo di organizzazione delle mobilitazioni e delle campagne politiche della sinistra: risposta popolare all’attentato a Togliatti, campagna contro l’adesione al Patto Atlantico, campagna contro la legge truffa, campagna dei Partigiani della Pace, solo per citare le più note. Nel contempo è costantemente preso di mira dalle forze di polizia che tentano di impedire oltre all’azione politica anche l’iniziativa sociale e ricreativa.

Per alleggerire questa pressione, a metà degli anni ‘50, i soci acquisiscono una licenza privata di pubblico esercizio per uscire almeno dai vincoli imposti dalle regole Enal.

Agli inizi degli anni ‘60 il clima migliora. Il Circolo, sotto la presidenza Walter, si apre a nuove iniziative rivolte soprattutto ai giovani e dà vita ad una prima ristrutturazione dei locali attorno alla metà degli anni ‘60.

La stagione sindacale tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio dei ‘70 lo riporta ad essere uno dei principali luoghi di confronto dell’Alto Vicentino sia per la sinistra storica che per tutte le nuove formazioni che in quegli anni nascono.

Quella stagione matura nuove leve e nuova direzione, sempre nel solco della principale forza della sinistra storica italiana.

Il volume d’iniziativa sia sociale che politica si moltiplica nel corso degli anni ‘70, producendo anche una riorganizzazione significativa sul piano gestionale. Nel 1979 si passa dalla tradizionale gestione del cantiere prevista dallo statuto del 1890 all’autogestione diretta dei soci, che sfocerà nel 1983 nella nascita della cooperativa che diverrà il braccio economico di tutta l’attività. Alla tradizionale Società Circolo Operaio di Magrè costituita dai soci e proprietaria dell’immobile, si affianca quindi la Società Cooperativa Circolo Operaio di Magrè, che raccoglie coloro che lavorano nel bar della società e gestisce tutto l’aspetto economico dell’attività del Circolo.

In quegli stessi anni si procede all’ammodernamento dei locali (1976) ed al rinnovamento ed ampliamento della sala grande (1981) usata sia per il ballo che per le assemblee; un luogo che è a tutt’oggi la più grande sala privata della città a disposizione per iniziative sia ricreative che culturali.

Tutte le opere vengono finanziate con prestiti dei soci e ripagate con iniziative realizzate tramite il lavoro volontario.

In quegli stessi anni l’azione sociale si arricchisce di nuovi contenuti, con specifiche sezioni di soci che si occupano del tema dell’handicap e degli anziani, parallelamente ad un disgelo dei rapporti con il mondo cattolico e l’avvio con esso di forme collaborative riguardo alle tematiche dei servizi di quartiere. Forme collaborative inedite rispetto a tutti i periodi precedenti.

Alla celebrazione del centenario, il 1° giugno 1990, il Circolo Operaio arriva con questo assetto e festeggiando anche il completo pagamento di tutte le opere realizzate nel corso del decennio precedente.

In quell’occasione, in base alla forza di incremento delle attività registrata anche in tutti gli anni ‘80, si lancia il tema della ristrutturazione ed ampliamento del vetusto fabbricato principale della Società.

In quegli stessi anni si procede all’ammodernamento dei locali (1976) ed al rinnovamento ed ampliamento della sala grande (1981) usata sia per il ballo che per le assemblee; un luogo che è a tutt’oggi la più grande sala privata della città a disposizione per iniziative sia ricreative che culturali.

Tutte le opere vengono finanziate con prestiti dei soci e ripagate con iniziative realizzate tramite il lavoro volontario.

In quegli stessi anni l’azione sociale si arricchisce di nuovi contenuti, con specifiche sezioni di soci che si occupano del tema dell’handicap e degli anziani, parallelamente ad un disgelo dei rapporti con il mondo cattolico e l’avvio con esso di forme collaborative riguardo alle tematiche dei servizi di quartiere. Forme collaborative inedite rispetto a tutti i periodi precedenti.

Alla celebrazione del centenario, il 1° giugno 1990, il Circolo Operaio arriva con questo assetto e festeggiando anche il completo pagamento di tutte le opere realizzate nel corso del decennio precedente.

In quell’occasione, in base alla forza di incremento delle attività registrata anche in tutti gli anni ‘80, si lancia il tema della ristrutturazione ed ampliamento del vetusto fabbricato principale della Società.

L’elaborazione del nuovo progetto, la preparazione delle basi economiche su cui fondarlo, impegna i cinque anni successivi. Cinque anni (1990 – 1995) che segnano ancora, assieme a quella del Paese, la storia del Circolo. La divisione successiva allo scioglimento del PCI, pur nelle diverse scelte che i soci individualmente operano, non indebolisce le capacità d’azione del Circolo: anzi rimane un punto fermo di dialogo, un patrimonio comune. In quegli anni esso diviene il centro logistico per le grandi Feste de l’Unità di zona, la centrale operativa dell’Alto Vicentino (38 Comuni) per la campagna elettorale dei Progressisti (1994), il luogo ove maturano gli accordi con il Partito Popolare per la sfida alle destre per il governo della città di Schio (1995), la centrale operativa dove si organizza la campagna elettorale conseguente, a favore di una maggioranza di centro sinistra che vincerà quella sfida.

In questo quadro si avviano (1996) i lavori di ristrutturazione ed ampliamento del fabbricato storico.

L’edificio è completato al grezzo entro l’anno ed il bar rinnovato viene riaperto neanche a 12 mesi dall’avvio dei lavori.

Ci vogliono altri tre anni (1999) per completare il secondo piano ed aprire al pubblico un esercizio di ristorazione, previsto come novità rispetto alle tradizionali attività.

Altri tre ce ne vorranno per completare l’opera (2002), mettendo in funzione il piano in ampliamento dedicato a sala riunioni, sede di Partito, sede della Cooperativa. Sono tutti anni in cui il Circolo ha continuato ad essere centro politico e centro logistico per le campagne elettorali del centro sinistra per l’intero Alto Vicentino. Grazie alla cresciuta dimensione fisica è oggi in grado di ospitare congressi sindacali e di Partito a scala Provinciale (fino ad ora 3 congressi provinciali del PDS-DS, non si contano più quelli provinciali di categoria promossi dalla CGIL), oltre ad essere punto di permanenza costante della SPI-CGIL.

Negli ultimi anni è stata sede fissa degli incontri periodici tra gli amministratori e la maggioranza politica che hanno governato Schio fino a metà del 2014.